Marco Vannini, uno dei più autorevoli studiosi di mistica speculativa, ha tradotto l’intera opera del domenicano tedesco Johannes Eckhart, meglio conosciuto come Meister Eckhart (1260 – 1327).1 Nella sua opera “La morte dell’anima”, Vannini descrive e dimostra come l’insegnamento eckhartiano rappresenti “la sintesi e compimento della sapienza classica e di quella cristiana alla fine del medioevo”, rivendicando quella sostanziale unità tra uomo e Dio che Cristo stesso ha affermato. Secondo Eckhart, non c’è un Dio-altroubicato lassù, separato e distante da noi quaggiù. Nella concezione mistica, non solo cristiana, Dio e anima sono una cosa sola: “L’occhio con il quale Dio mi vede è l’occhio con il quale io vedo Dio. Il mio occhio ed il suo fanno uno. Io sono posto in Dio e Dio in me. Se Dio non fosse, io non sarei. Se io non fossi, Dio non sarebbe”.2